02.052017
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Trib. Milano, ordinanza del 29.6.2018, est. Brusamolino, K. Z. (avv.to Susanna Pelzel) c. Questura di Milano e Ministero dell’Interno

straniero irregolare –  trapianto di fegato in Italia – prestazione “programmata” –  diritto al rilascio di un permesso di soggiorno per motivi umanitari ex art. 5 comma 6 Dlgs 286/98 per l’iscrizione al SSN – sussiste

“L’art. 35 comma 3 Dlgs 286/98 garantisce una serie di interventi sanitari urgenti o comunque essenziali secondo un’elencazione che non può ritenersi esaustiva degli interventi da assicurare “comunque” al soggetto che si trovi, a qualsiasi titolo ed anche se non in regola, nel territorio dello stato, e ciò al fine di garantire a tutti quel “nucleo irriducibile” del diritto alla salute sancito dall’art. 32 della Costituzione italiana. Su tali presupposti il Tribunale ha ritenuto ravvisabile il diritto in capo alla cittadina straniera soggiornante in Italia priva del titolo di soggiorno, indigente ed affetta da una grave forma di patologia al fegato, il diritto al rilascio di un permesso di soggiorno per motivi umanitari consistenti nella necessità di sottoporsi al trapianto di fegato, essendo tale prestazione considerata “programmata”, pur se essenziale, data l’esistenza delle liste di attesa, e pertanto garantita dal SSN solamente ai cittadini stranieri in regola con la posizione di soggiorno. 

Con sentenza del 6 aprile 2017 la Corte d’Appello di Milano ha riconosciuto il diritto di una cittadina georgiana, coniugata con cittadino italiano, al rilascio della carta di soggiorno quale familiare di cittadino UE pur in assenza di prova della convivenza e in assenza di reddito.

La Corte d’Appello interpellata ha ribadito quanto già da tempo statuito dalla Suprema Corte in ordine ai presupposti stabiliti dal d.lgs. 30/2007 (in recepimento della direttiva UE 2004/38/CE) per il rilascio di titoli di soggiorno in favore di familiari di cittadini europei ed italiani, secondo la quale “premessa la piena applicabilità alla fattispecie dedotta nel presente giudizio della disciplina normativa contenuta nel d.lgs. N. 30 del 2007, deve escludersi che tra i criteri di riconoscimento iniziale e conservazione dei titoli di soggiorno previsti da tale normativa possa farsi rientrare, nell’ipotesi del coniuge del cittadino italiano o UE, la convivenza effettiva“; continua la Suprema Corte: “In caso di rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di coesione familiare del coniuge del cittadino italiano o Ue, nel regime introdotto con il d.lg. febbraio 2007 n. 30, non è più necessario il requisito della convivenza effettiva, trattandosi di criterio rimasto estraneo sia all’art. 7 comma 1 lett. d), relativo al diritto di soggiorno del familiare del cittadino italiano, sia alle previsioni di cui agli art. 12 e 13 d.lg. n. 30 del 2007, che regolano il primo il mantenimento del diritto di soggiorno in caso di divorzio o annullamento del matrimonio e pongono, il secondo, il limite del pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica” (Cass. Civ. sent. n. 12745 del 23.05.2013).

La Corte d’appello ha così riformato la sentenza di primo grado che aveva respinto il ricorso, concludendo che il provvedimento di rigetto della Questura “motivato solo sul presupposto della dedotta mancata convivenza con il coniuge italiano e sulla mancanza di risorse economiche, si pone in contrasto con la normativa europea e con l’art. 10 d.lgs. 30/2007”.

Diritto al bonus bebè – titolo di soggiorno diverso dalla carta di soggiorno di lungo periodo – efficacia diretta dell’art. 12 della direttiva UE 98/2011 nel nostro ordinamento
Permesso di soggiorno per motivi familiari  – cittadino straniero marito di cittadina italiana – sopravvenuta cessazione della convivenza tra i coniugi –  non ostativa al rinnovo del permesso di soggiorno nel caso di coniuge di cittadino italiano
Emersione – art 14 comma 5 ter TU immigrazione