31.072017
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La testata giornalistica on- line “IGV.it” si è occupata del caso in esito al quale il Tribunale di Genova ha statuito la discriminatorietà di due ordinanze emesse dal Comune di Alassio e di Carcare che vietavano rispettivamente: “alle persone prive di fissa dimora, provenienti da paesi dell’area africana, asiatica e sud americana, se non in possesso di regolare certificato sanitario attestante la negatività delle malattie infettive trasmissibili, di insediarsi anche occasionalmente nel territorio comunale”  (Comune di Alassio – ordinanza n. 831 del 1 luglio 2015) e   la dimora, anche occasionale, di persone provenienti da paesi dell’area africana o asiatica presso qualsiasi struttura di accoglienza, prive di regolare certificato sanitario attestante le condizioni sanitarie e l’idoneità a soggiornare” (Comune di Carcare – ordinanza n. 27 del 25 giugno 2016).

Il Tribunale di Genova, in esito al ricorso presentato da alcune associazioni, ha accolto la richiesta dei ricorrenti, affermando che la “correlazione operata, del tutto automaticamente, nella ordinanza de quibus tra la – solo potenziale – insorgenza di malattie infettive e l’origine etnica e la provenienza geografica dei soggetti ivi citati, non potendo i problemi connessi alle malattie infettive, anche qualora effettivamente accertati, essere collegati in modo esclusivo al fenomeno dell’immigrazione bensì’ ”ad altri fattori quali la povertà o l’emarginazione sociale che purtroppo colpiscono, senza alcuna distinzione di nazionalità, etnia o razza, chi è costretto a vivere in condizioni igienico sanitarie precarie”  è discriminatoria.

I due Comuni, secondo quanto previsto dal giudice, devono quindi revocare le ordinanze con effetto ex tunc, pubblicando la decisione  adottata dal tribunale di Genova su un quotidiano a tiratura nazionale, nonché pubblicare l’intero provvedimento.

Le ordinanze “anti profughi” di Alassio e Carcare devono essere revocate: accolto il ricorso di un “pool” di associazioni