28.022017
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CORTE D’APPELLO DI MILANO: DISCRIMINATORIO CHIAMARE “CLANDESTINI” I RICHIEDENTI ASILO

Corte d’Appello di Milano, sentenza del 6.2.2020, est. dott.ssa Troiani, Lega Nord + altri c. ASGI e NAGA (avv.ti Guariso e Neri)

Definire clandestini i richiedenti asilo – discriminazione per ragioni di etnia e razza – molestia – art. 43 D.Lgs. 286/98 – art. 2 D.Lgs- 215/2003 sussiste

Come correttamente ritenuto dal Tribunale, le dichiarazioni contenute nei cartelli
cui trattasi, nei quali si legge “Renzi e Alfano vogliono mandare a Saronno 32 clandestini: vitto, alloggio e vizi pagati da noi. Nel frattempo ai saronnesi tagliano le pensioni e aumentano le tasse” “Renzi e Alfano complici dell’invasione”, integrano gli estremi della discriminazione, ponendosi in contrasto con i fattori di protezione rappresentati dalla etnia, dalla razza e dalla nazionalità (quest’ultimo fattore espressamente previsto dal citato art. 43 d.lgs. 286/98, richiamato e “fatto salvo” dall’art. 2 d.lgs. 215/2003).
Nel caso in esame il termine “clandestini” è stato riferito a persone straniere che hanno presentato allo Stato italiano domanda di protezione internazionale […]
Trattandosi di soggetti che hanno chiesto l’accertamento del diritto a permanere nel territorio dello Stato a fronte di dedotte situazioni di pericolo di persecuzione nel caso di rientro nel Paese di origine o di rischio effettivo di danno grave alla persona, non è ammissibile l’utilizzo dell’espressione “clandestini”, la quale individua la posizione di chi fa ingresso o si trattiene nel territorio dello Stato in violazione delle disposizioni normative che regolano l’immigrazione.


IL DATORE DI LAVORO RISPONDE DELLE MOLESTIE RAZZISTE DEL DIPENDENTE NIE CONFRONTI DEI COLLEGHI

Tribunale Milano est Moglia 24.1.2020 (ordinanza) est. Moglia, ZBD e altri (avvocati Neri, Guariso, Bergonzi) c. XXX e altro (avv. Pecora)

Molestie per ragioni di etnia – luogo di lavoro – responsabilità datore di lavoro ex art. 2049 cc

Il datore di lavoro risponde ex art. 2049 c.c. delle molestie poste in essere da un suo dipendente che offende i colleghi con frasi e comportamenti razzisti, a nulla rilevando che questi non sia stato formalmente inquadrato come superiore delle vittime; è invece sufficiente che i colleghi lo percepiscano come tale, che le mansioni a lui affidate abbiano reso possibile o agevolato il comportamento lesivo e che comunque detto comportamento abbia creato un ambiente lavorativo non inclusivo e di non accoglienza. Il Tribunale ha condannato in solido il molestatore e il datore di lavoro al risarcimento del danno non patrimoniale subito dalle vittime e a predisporre per tutti i dipendenti un corso finalizzato alla educazione al rispetto di ogni cittadino indipendentemente dalla provenienza etnica.


DISCRIMINATORIA L’ORDINANZA DEL SINDACO DEL COMUNE DI GALLARATE CON LA QUALE VENIVA TRASMESSO IL CONCETTO CHE L’ACCOGLIENZA DEI MIGRANTI RICHIEDENTI ASILO METTE IN PERICOLO DI PER SE’ LA SALUTE PUBBLICA

Trib. Milano – ord. del 21.11.18 – est. dott. Gandolfi – ASGI-APN-NAGA – COMUNE DI GALLARATE + 2 (avv. Gauriso-Neri) c. Comune di Gallarate

Ordinanza sindacale – art.50 e 54 TUEL – Qualificazione dei richiedenti asilo come pericolo per la sicurezza urbana e la salute pubblica – Discriminazione e molestia per ragioni di etnia e nazionalità – Sussiste – Diritto delle associazioni ricorrenti al risarcimento del danno – Sussiste


CONDANNATO SINDACO DI ALBETTONE PER COMPORTAMENTO DISCRIMINATORIO E INCITAMENTO ALL’ODIO RAZZIALE

Tribunale di Milano, 06.06.2018, Est. Boroni, APN e ASGI (Avv.ti Guariso, Neri e Marzolla) c. XXX (Avv.ti Roetta e Rigato)

Dichiarazioni che creano un clima ostile, degradante e umiliante – art. 2 comma 3 D.lgs 215/2003 – condotta discriminatoria per molestia – sussistenza – libertà manifestazione pensiero politico – titolari di incarichi istituzionali e politici – obbligo bilanciamento delle espressioni con il rispetto della dignità dei destinatari – sussistenza

La condotta discriminatoria per molestia di cui all’art. 2, comma 3, D.lgs 215/2003 è integrata qualora le dichiarazioni rese siano tali da creare un clima ostile (cioè  volto a diffondere odio e ad escludere i destinatari dalla compagine sociale),  degradante (in quanto in grado di colpire in modo offensivo ed avvilente la dignità dei gruppi sociali) e umiliante,  per la gratuita attribuzione di qualità inferiori per etnia e nazionalità; né può ritenersi che le espressioni utilizzate rientrino nell’ambito della libertà di manifestazione del pensiero politico qualora chi ricopre incarichi politici e istituzionali non abbia bilanciato le espressioni utilizzate con il rispetto e la dignità dei soggetti a cui si riferisce. La tutela del diritto all’eguale dignità e dell’accesso paritario ai diritti fondamentali è frustrata da tale comportamento discriminatorio e pertanto le associazioni aventi tale scopo statutario hanno diritto al risarcimento del danno non patrimoniale.


DISCRIMINATORIO LIMITARE L’ASSUNZIONE DEGLI STRANIERI NELLE AZIENDE PUBBLICHE

Tribunale di Torino, 18.05.2018, Est. Sburlati, ASGI (Avv.ti Guariso, Neri e Lavanna) c. Azienda Servizi Territoriali Genova Spa (Avv.ti Gilli e Barilati)

Società a partecipazione pubblica – art. 38, D.lgs 165/2001– limite all’accesso al lavoro nelle amministrazioni pubbliche – inapplicabilità – principio di eterointegrazione – inapplicabilità – dissuasione presentazione candidature – esclusione cittadini provenienti da paesi terzi – discriminazione – sussiste


COSTITUISCE DISCRIMINAZIONE L’ESCLUSIONE DELL’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEI GIORNALI E PERIODICI DI UNA TESTATA GIORNALISTICA A CAUSA DELLA MANCATA TITOLARITA’, DA PARTE DEL DIRETTORE RESPONSABILE, DELLA CITTADINANZA ITALIANA O UE

Corte d’Appello di Torino, sent. 16 gennaio 2017 n. 86, est. Maccarrone, X, ASGI e ANSI (avv.ti Guariso e Maiorca) c. Min. Int

Costituisce discriminazione l’esclusione dall’iscrizione nel registro dei giornali e periodici di una testata giornalistica a causa della mancata titolarità, da parte del direttore responsabile, della cittadinanza italiana o UE, poiché l’art. 3 della L. 47/1948, che prevede appunto il requisito della cittadinanza, deve essere interpretato conformemente al dettato costituzionale in forza del quale una simile limitazione deve ritenersi contraria ai principi di uguaglianza e ragionevolezza.

Registro dei giornali e periodici – mancata iscrizione per carenza del requisito della cittadinanza italiana o UE del direttore responsabile – art. 3 L. n. 47/1948 – ratio della norma – possibilità di interpretazione conforme ai principi costituzionali di uguaglianza e ragionevolezza – illegittimità della mancata iscrizione – discriminazione – sussistenza

COSTITUISCE DISCRIMINAZIONE AFFERMARE CHE LE ASSOCIAZIONI CHE OSPITANO RICHIEDENTI ASILO LUCRANO SUL TRAFFICO DEI CLANDESTINI

Tribunale di Brescia, ordinanza del 2.3.2017, est. Cannella, K-Pax, Puerto Escondido e ASGI (avv.ti Guariso e Lavanna) c. XXX (avv.ti De Vecchi e Monguzzi)

Discriminazione – equiparazione del richiedente asilo al clandestino –  attribuzione di fine illecito di lucro alle associazioni che li accolgono – sussistenza – rimedi – diritto al risarcimento del danno da parte delle associazioni – sussistenza.

IL TITOLARE DI UN PERMESSO DI SOGGIORNO DI LUNGO PERIODO PUO’ RICOPRIRE LA CARICA DI DIRETTORE RESPONSABILE DI UN GIORNALE O DI UN PERIODICO

Corte di Appello di Torino, 16 gennaio 2017, est. Maccarrone, Asgi e altri (avv. Guariso e Maiorca) c. Ministero della Giustizia e Presidente del Tribunale di Torino.

Discriminazione per la nazionalità – Rifiuto di iscrizione di periodico nel registro dei giornali poiché la Direttrice Responsabile è cittadina straniera – Art. 3 Legge n. 47/1978 e artt. 9, 27 T.U.I. – Necessità di individuare la ratio della norma e di operare un’interpretazione costituzionalmente conforme – Riforma dell’ordinanza del Tribunale di Torino, riconoscendo il carattere discriminatorio

IL CASO DELL’AVVOCATO TAORMINA: NIENTE PERSONE OMOSESSUALI NEL MIO STUDIO

Corte d’Appello di Brescia, 11 dicembre 2014 (sent.), pres. Nuovo, est. Finazzi, Taormina c. Associazione Avvocatura per i diritti LGBTI (avv. Caput, Guariso, Sforza)

LA VICENDA DEI “SOLI DELLE ALPI” NELLA SCUOLA DI ADRO

Tribunale di Brescia, 7 febbraio 2011 (ord.), pres.est. Azzolini, Comune di Adro c. CGIL,FLC-CGIL di Brescia (avv.ti Guariso, Marzolla, Zucca)

Discriminazione per convinzioni personali sul luogo di lavoro – Intervento del Comune consistente nell’apposizione all’interno di una scuola statale di simboli partitici – Violazione della libertà di insegnamento – Sussistenza – Situazione di particolare svantaggio rispetto agli insegnanti di tutte le altre scuole pubbliche – Sussistenza della discriminazione.